Magnetoterapia Statica e Dinamica

La più antica citazione del magnete come mezzo di cura appare sull’Atharvaveda che contiene il trattato sulla medicina e l’arte di curare. Cleopatra, donna di leggendaria bellezza (69-30 a.C.) , si dice che portasse un piccolo magnete sulla fronte per preservare le sue splendide grazie. Le antiche civiltà non compresero il potere reale del magnete: le sue proprietà di attrarre il ferro e i suoi derivati, portava a pensare a qualche qualità magica e lo faceva considerare con un certo timore. La prima citazione riguardante la magnetite minerale appare nei testi greci sin dall’80 a.C. Secondo l’Enciclopedia Britannica i Cinesi si erano familiarizzati con le proprietà del magnete sin dal II secolo, ma solo nel 1300 riuscirono a costruire con esso una bussola. In Europa la prima citazione del magnete ricorre nel lavoro intitolato De Magnete (1600 d.C.) di William Gilbert, che rilevò che un pezzo di ferro magnetizzato perde le sue proprietà se scaldato, ma le riacquista nel raffreddarsi. Michael Faraday, che condusse ricerche fondamentali sull’elettricità, fu il primo in Europa a studiare la forza del magnete e chiamò l’area di sua influenza “campo magnetico”. Non si conoscevano le forze magnetiche della natura e queste non furono oggetto di ricerca sino al principio del XVI secolo, quando un alchimista e medico svizzero, P.A. Paracelso, iniziò a studiare e a mettere in luce le potenzialità curative del magnete. 

Magnetoterapia Statica e Dinamica

Riteneva che qualsiasi parte del corpo, se esposta alla forza magnetica, sarebbe stata curata meglio e più rapidamente che da qualsivoglia medicina. Probabilmente padre Hall, un professore austriaco di astronomia, prese spunto da Paracelso e trattò gli uomini e donne nervosi applicando loro magneti come strumento di cura. Il trattamento magnetico di Hall era stato osservato da vicino dal Dr Mesmer (1734 - 1815) (da cui il nome mesmerismo): ne fu fortemente colpito e iniziò ad applicare magneti ai sui pazienti riuscendo a curare un certo numero di disturbi seri e complicati. Il lavoro di Hall e di Mesmer fu testimoniato dal loro contemporaneo Dr Samuel Hahhemann (1755-1843), il padre dell’omeopatia. Il dr Hahnemann era pienamente convinto dei poteri dei magneti e raccomandò il loro uso terapeutico con queste parole: “un bastone magnetico può curare velocemente e per sempre le malattie più gravi, per le quali è una medicina appropriata se posto vicino al corpo per un tempo anche molto breve”. Nonostante il magnete si sia rivelato strumento di terapia di indubbia efficacia, grazie alle scoperte e agli sforzi di Paracelso, Mesmere e Hahnemann, fu solo occasionalmente adoperato da qualche medico convinto dei suoi poteri curativi. Fu il Dr William Gilbert (1544-1603), inglese, medico di corte della Regina Elisabetta I, ad essere il pioniere negli studi scientifici sull’elettricità e sul magnetismo e fu il primo a dichiarare che la Terra stessa era un grande magnete. Michael Faraday (1791-1867) pose le fondamenta dalla biomagnetica e della magneto - chimica e stabilì che ogni cosa è magnetica in un senso o in un altro ed è o attratta o respinta da un campo magnetico. La magnetoterapia con campi magnetici costanti generati da magneti permanenti (o bivalenti) è molto studiata ed utilizzata in Giappone, nel campo sia dell’agopuntura che della medicina tradizionale, dove le maggiori ricerche sono state fatte negli anni 70 da Akio Yamada e Shuwichi Hirose della facoltà di Medicina dell’Università di Tokio. Questa metodica viene applicata nei dolori di origine muscolo scheletrici sia di origine infiammatoria che traumatica. Gli effetti del campo magnetico statico sono stati studiati molto più di quanto non sia stato fatto per il campo elettrico, specialmente dopo l’introduzione in diagnostica medica delle tecniche basate sulla risonanza magnetica. Nel 1999, Ueno e Iwasaka hanno pubblicato un’ampia rassegna critica sui principali meccanismi d’interazione dei campi magnetici statici con i sistemi biologici. Tre sono i meccanismi fisici accertati attraverso cui i campi magnetici statici interagiscono con la materia vivente: l’induzione magnetica, le interazioni magnetomeccaniche e quelle elettroniche. Attraverso l’induzione magnetica, i campi statici esercitano forze (note come forze di Lorentz) sui portatori di cariche ioniche in movimento e danno quindi luogo a campi elettrici e correnti indotte. Questa interazione è alla base dei potenziali indotti magneticamente nel flusso sanguigno, che sono stati studiati sia con campi statici che con campi variabili a frequenza estremamente bassa.